Mattenbach fall

Sono seduto sull’elicottero vicino al pilota per indicargli il punto di atterraggio voluto, il motore si accende, le pale iniziano a girare ed il progetto EWA prende forma: andiamo all’attacco della Mattenbach fall che, con i suoi 840 m, è una tra le 13 cascate più alte al mondo

L’emozione è forte, il lavoro fatto fin qui è stato tanto, quasi un anno di preparativi, ma viste tutte le vicissitudini che hanno colpito il nostro pianeta sembrava proprio che il 2020 non potesse essere l’anno giusto per iniziare questo grande progetto ed invece, un piccolo sprazzo di fortuna, ci ha consentito di essere qui oggi.

Le pale girano sempre più veloci, si decolla, saliamo velocemente bruciando il dislivello che ci separa da landing point, 1200 m di quota in 3 minuti di volo, ammirando dall’esterno quello che affronteremo oggi.

Sono le 9:00 quando tutto il team si riunisce a monte, è già un po’ tardi e non sono sicuro di concludere la discesa in una sola giornata, dovremo essere il più possibile veloci mantenendo però i più alti standard di sicurezza, ma, come si dice “il sole mangia le ore” e non possiamo perdere tempo per cui ci mettiamo subito al lavoro ed inizio ad installare i primi ancoraggi per avvicinarmi al ciglio della grande cascata.

Analizzo ogni metro della parete per evitare asperità dannose alle nostre corde, e per individuare cenge utili come punti di sosta intermedi dei nostri lunghi tiri di corda.

Cerco di disegnare una linea di calata il più vicino possibile all’acqua, interagendo con essa: si è deciso di percorrere queste grandi verticali in stile torrentistico e quindi a stretto contatto con l’acqua e con la sua potenza. Nonostante lo scorrimento sia di pochi litri/secondo, la gravità gioca un ruolo rilevante facendo arrivare scrosci d’acqua veloci come proiettili.

Ci troviamo nella valle delle 72 cascate sopra Lauterbrunnen nella Svizzera bernese ed in lontananza il nostro sguardo spazia sulle altre cascate, alte anche 400 m ma che rispetto alla nostra sembrano piccole, sulle tante casette di legno degli alpeggi, sui ghiacciai che dominano le vette di questi luoghi.

Il panorama è mozzafiato! La condizioni meteo sono perfette, il cielo è terso, assenza di vento e la temperatura buona anche quando il sole si alza sopra i nostri caschi. L’acqua è molto fredda, del resto arriva dai nevai di alta quota fratelli minori dello Jungfrau: non ci si può certo aspettare acqua termale!

La discesa si compone di quattro grandi balze, raccordate da salti minori, che portano il dislivello complessivo a 930 metri, 90 in più rispetto a quelli riportati sul cartello Mattenbach Kaskade ai piedi di questa: i metri di dislivello da superare in una sola giornata sono veramente tanti e ciò rende l’impresa più ardita.

Nel primo tratto di discesa si aggiunge l’acqua di un ramo laterale, che parte dallo stesso pianoro, mentre nel secondo tratto l’acqua salta nel vuoto e muta il suo getto in base al vento alternando momenti in cui si è completamente all’asciutto ad altri in cui si viene investiti da una doccia persistente, quasi dolorosa rendendo scomodo il lavoro del tecnico in sosta che gestisce gli sfregamenti della corda: l’acqua cade quasi a formare un ventaglio generando migliaia di piccoli arcobaleni, circondano l’operatore e creando una circostanza particolare molto rara: decisamente una goduria per gli occhi di chi transita.

La gestione delle corde sarà la nostra spina nel fianco durante tutta la discesa infatti la stratigrafia geologica produce asperità molto taglienti nemiche sia delle nostre corde sia della nostra sicurezza.

Si continua a scendere, a fare foto, a fare video, ad installare tasselli essendo i primi a scendere questa cascata: proviamo una grande emozione.

Siamo infine all’ultima successione di tiri di corda, qui il ghiaccio ha fratturato moltissimo gli strati di roccia e reso le pareti a tratti molto instabili per cui occorre la massima attenzione al fine di evitare la caduta di pietre con il pericolo di colpire i compagni già scesi.

Il ritmo cala, la stanchezza comincia a farsi sentire ormai sono 12 ore che procediamo senza sosta nell’esplorare, attrezzare e scendere questa fantastica cascata. Per fortuna in questo periodo dell’anno le giornate sono lunghe ma nonostante ciò l’ultimo dei miei compagni tocca terra quando ormai è necessario utilizzare le torce frontali per potersi muovere in ambiente.

È tardi sono le 22:30 di sera quando raggiungiamo finalmente il campo base e siamo stanchi, felici ed emozionati, tutti incolumi e ci rendiamo conto solo ora di aver portato a termine una grande impresa: riuscire in un’unica singola giornata ad attrezzare quasi 1000 metri di dislivello e rendere praticabile la cascata del Mattenbach.

E’ una grande soddisfazione ed una gran bella avventura, targata Vertical Water Team, vissuta con un gruppo di amici in cui la fiducia reciproca, oltre che essere essenziale, è più che ben fondata e, portarla a termine in un clima di amicizia, appaga i nostri spiriti.

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