Trois Pitons River

Se avete in mente di fare un viaggio a Dominica non potete mancare di fare questo torrente meraviglioso che è stato sceso dal team Vertical Water venerdì 13 gennaio 2016 (noi non siamo scaramantici).

Forra impegnativa a partire dalla pianificazione/preparazione, occorre verificare bene il meteo perchè il Trois Pitons è caratterizzato da quelli che qui chiamano “Flash Flood” e cioè da piene improvvise dovute dal fatto che a Dominica i temporali sono improvvisi e rovesciano moltissima pioggia in pochissimo tempo che, essendo la terra della foresta pluviale già intrisa d’acqua, viene incanalata immediatamente nell’alveo del torrente.

Quindi prima di tutto il giorno che si entra in torrente non devono essere previste precipitazioni nè la mattina nè il pomeriggio, perchè il canyon è molto lungo (dalle 7 alle 9 ore di percorrenza).

Il Trois Piton è un canyon molto stretto e senza alcuna via d’uscita quindi, il giorno prima, abbiamo posizionato una linea di risalita (140 mt totali suddivisi in calata 15 + traverso 20+calata 50+calata 15 circa su alberi) a circa 2/3 della discesa (all’altezza della vecchia funicolare che portava in cima alla valle), in modo tale da avere una via di fuga in caso di troppa acqua, visto che la parte finale è quella in cui il torrente cresce a dismisura a causa della miriade di risorgenze che sputano fuori acqua dalla roccia, acqua a volte calda a volte fredda.

Sveglia alle 3:45, portiamo la macchina a valle con il cambio asciutto e poi ci dirigiamo verso monte.

Alle 5:30 iniziamo la risalita verso il punto di attacco del canyon (sentiero che porta al Boiling Lake, attrazione numero 1 qui a Dominica per i turisti) che, da alcune valutazioni fatte in precedenza, abbiamo preso da un affluente (Affluente degli Spagnoli) che si è rivelato molto interessante e che porta dentro al Trois Piton un centinaio di metri più in altro rispetto all’entrata classica (che viene indicata da un affluete riva sinistra subito dopo la passerella che attraversa l’alveo del canyon).

Alle 6:10 raggiungiamo l’affluente e ci prepariamo per la discesa.

Alle 6:30 iniziamo la discesa del torrente che ci porterà dento il Trois Pitons. L’affluente si rivela molto carino, stretto e con alcune calate molto interessanti fino alla cascata finale di 20mt che entra nel nostro canyon. Da qui un po’ di tuffi ed alcune disarrampicate in acqua cristallina e per niente fredda, ci portano all’attacco classico del Trois Pitons, riconoscibile dal fatto che poco prima si passa sotto ad una passerella sopraelevata a circa 30mt sopra le nostre teste. L’ingresso classico si rivela come una bella cascata di 30 mt sulla riva sinistra con una portata d’acqua modesta.

Da qui inizia il vero e proprio canyon che si rivela subito stretto e con pareti molto alte intrise della vegetazione tipica della foresta pluviale. La portata dell’acqua è importante ma per niente preoccupante grazie al grip fantastico delle rocce all’interno dell’alveo (se le rocce fossero state scivolose sicuramente i tempi di percorrenza sarebbero stati molto superiori così come il numero di corde da dover posizionare).

Tra tanti tuffi (max 8mt), disarrampicate e qualche discesa in corda, ci ritroviamo alle 10:00 sotto la corda che avevamo posizionato come via d’uscita in caso di problemi. Ci troviamo in un corridoio stretto, dove non filtra la luce del sole e le pareti alte 90mt sudano acqua da tutte le crepe, acqua che forma vere e proprie cascate che nascono dalla roccia.

In pochissimo tempo l’acqua aumenta notevolmente, la portata pressochè raddoppia e la discesa diventa sempre più impegnativa, alcuni mancorrenti, tronchi incastrati e la roccia con ottimo grip permettono la progressione che altrimenti sarebbe pressochè impossibile.

Gli armi per tutto il percorso sono pressochè inesistenti anche perchè qui a Dominica, nel 2015, è passato l’uragano Erika che ha devastato l’isola, figuriamoci cosa può aver fatto nei canyon.

Alle 13:30 arriviamo, abbastanza provati dall’acqua, alla calata finale di 30mt con mc 4mt e calata 30mt in riva sinistra. La portata dell’acqua rende la cascata veramente impressionante ma l’armo (che abbiamo cercato in mezzo alla vegetazione che l’aveva completamente inghiottito) è stato posto molto fuori dal getto perciò, dopo aver riorganizzato sia il mc che l’armo vero e proprio (per fortuna gli spit erano ancora buoni e a sufficienza) con alcuni spezzoni di corda che ci eravamo portati, abbiamo sceso, sotto lo sguardo dei turisti increduli, la cascatona finale.

In conclusione, torremte impegnativo sia fisicamente che psicologicamente (se fatto a gennaio, da febbraio ad aprile essendo stagione secca, i pericoli di flash flood diminiuscono notevolmente) ma alla fine della giornata l’impegno, il panorama, la vegetazione e l’acqua calda e cristallina ripagano lo sforzo.

Ci torneremo sicuramente!

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *